INTERNET – FUTURO – ALFABETIZZAZIONE PER TUTTI

Web+2.0+By+John+Pereless

Dopo oltre 30 anni di esperienza nel settore informatico e delle comunicazioni intendo eseguire in futuro una progressiva attività di espansione nel settore del web al fine di creare un tessuto virale di alfabetizzazione creando siti web dinamici utilizzando strumenti con codice sorgente aperto e quindi a disposizione di tutti. Il tutto in stretta connessione, comunicazione e interscambio con i Social Network.

Il social media marketing è una specialità del web marketing. Per darne una definizione esauriente è necessario precisare che si tratta di un concetto più ampio del social network marketing: quest’ultimo fa specifico riferimento ad attività di marketing non convenzionale svolte attraverso social networks come facebook e twitter; il social media marketing allarga l’uso delle tecniche promozionali a tutta la varietà di canali social presenti sul web, includendo oltre ai social networks i blog, i forum e altre forme di comunità online che cadono sotto l’ampia categoria dei social media.

Il social media marketing è uno strumento a disposizione delle aziende per promuovere sul web le proprie attività e vendere online prodotti e servizi. Per comprendere il potenziale di questa forma di marketing che investe internet è utile scomporla nei suoi aspetti o tecniche fondamentali:

Una pagina web dinamica è una pagina web il cui contenuto, in tutto o in parte, è generato sul momento dal server, potendo dunque essere diversa ogni volta che viene richiamata consentendo un’interattività con l’utente, secondo il paradigma di programmazione Web noto come Web dinamico,

In sostanza si ricorre a dei linguaggi di programmazione (i linguaggi di scripting) che si occupano della creazione della pagina nel momento in cui questa viene visitata dal client, anche interagendo con i visitatori, e possono variare l’output HTML successivo dopo calcoli eseguiti con apposite strutture messe a disposizione dal linguaggio di scripting utilizzato.

L’utilizzo di pagine dinamiche è diventato molto velocemente una esigenza pressante nel mondo del World Wide Web: se i primi siti web creati erano, sostanzialmente, la versione elettronica di pubblicazioni scientifiche (e quindi il loro contenuto non variava nel tempo cioè era statico), quasi subito si è venuta a creare l’esigenza di collegare le proprie pagine ad archivi di dati in continua variazione o aggiornamento.

L’avvento dei linguaggi di programmazione dinamica ha dato l’impulso per uno sviluppo veloce ed economico di una moltitudine di servizi evoluti su Internet, spesso etichettati con il termine Web 2.0.

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Il ponte immobile, sabotata la verità

IL PONTE IMMOBILE,

ORA ANCHE INSABBIATO

Dal 1° gennaio il ponte portuale sul Candiano, immobile pur se costato, tutto compreso, quasi 12 milioni di euro, è tornato a nuova vita. Potrà rispondere, fino ad un massimo di 20 volte l’anno, all’“Apriti Sesamo” di Galliano Di Marco, presidente dell’Autorità portuale, avendolo egli affidato, per 300 mila euro l’anno su per giù, alle cure di Azimut. Come possa aver partecipato alla gara d’appalto e riuscire poi nella straordinaria impresa una società costituita dal Comune per gestire i propri servizi cimiteriali, di giardinaggio e pochi altri, è presto detto. Il presidente di Azimut, alto dirigente della CMC, ha presentato allo scopo le credenziali della CMC stessa, in quanto parte del consorzio cooperativo che detiene la minoranza di Azimut. Cosicché, di fatto, il ponte torna nelle mani di chi lo aveva costruito e poi gestito per i primi due anni. Aspetto di sapere, al riguardo, se l’Autorità Anticorruzione del presidente Cantone, a cui ho indirizzato un esposto l’8 luglio scorso, è stata costituita perché tutto cambi in Italia senza che cambi niente.

Ma sono passati tre mesi e mezzo dall’ultimo tragico mancato sollevamento del ponte senza che Di Marco abbia fatto conoscere ai ravennati, come solennemente promesso, di chi è stata la colpa e se è stato chiamato a pagare gli altissimi danni materiali e d’immagine procurati. Aveva cominciato col dire che “la più probabile” era “la responsabilità della Ditta Nordelettrica”, alla quale si era affidato per l’occasione, senza escludere di perseguire eventuali mancanze interne all’Autorità portuale; ma poi aveva ripiegato su chi lo aveva indotto a ritardare l’affidamento del ponte ad Azimut col suo ricorso (dunque non così peregrino) all’Anticorruzione: cioè il sottoscritto, peraltro minacciato di varie querele, da lui e da altri. Infine, è entrato in scena il “sabotatore”, reo di essersi introdotto di soppiatto nella sala di comando del ponte per chiudere le due maniglie che lo avevano bloccato. Si è pensato al sottoscritto quando Di Marco ha annunciato di aver dato mandato ai suoi legali di denunciare il sabotaggio. Questione di giorni per scoprirlo, avendo egli dichiarato che erano state cambiate “le password di accesso al gabbiotto e in questi mesi è stata in funzione la telecamera posta nell’area recintata”. Bastava rispondere alla mia richiesta: fornire gli elenchi di quanti possedevano queste password, nonché di quali e quanti “nulla osta di sicurezza/segretezza” fossero stati assegnati agli aventi accesso alle aree operative del ponte, e le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza. Sto ancora ansiosamente aspettando di esserne scagionato, dopo che Di Marco si era invece affrettato a scagionare totalmente la Nordelettrica, scusandosi.

SABOTATA LA VERITà

Va detto che Nordelettrica è stata la ditta subappaltatrice della CMC per gli interventi elettromeccanici nella costruzione del ponte mobile e nella connessa manutenzione/gestione del manufatto per i primi due anni, incaricata poi dall’Autorità Portuale di vari successivi interventi di riparazione del ponte, l’ultimo dei quali nel luglio scorso. In quanto tale, essa ha dotato il ponte di avanzatissimi quadri di controllo a PLC, capaci di offrire l’intera supervisione del sistema sia dalla sala controllo adiacente il ponte, sia dagli uffici dell’Autorità portuale, segnalando immediatamente al video qualsiasi guasto/malfunzionamento, con scritte tipo “valvole chiuse” o “sollevamento delle rampe impossibile”, da cui in seguito imputare l’errore umano o il sabotaggio. Ma sembra che neanche questo abbia funzionato. Di Marco, però, non ha mai detto di avere formalmente affidato, il 24 settembre, alla Nordelettrica “l’intervento di assistenza alle operazioni di movimentazione del ponte mobile…il prossimo 28 settembre”, dopo che la ditta aveva assicurato, al costo di 580 euro, IVA esente, la disponibilità di un “elettrico specializzato” e di un “programmatore software”, nelle due ore (10.00/11.00 e 15.00/16.00) di apertura e chiusura.

A questo punto, c’è solo da augurarsi che Di Marco abbia mantenuto almeno la parola di aver denunciato legalmente l’eventuale malaffare e che sia la magistratura ad evitare che vada “in porto” il tentativo di insabbiare anche questa ennesima disavventura del disgraziato canale Candiano: che vuole poi dire – per adeguare la metafora al Progettone incessantemente esaltato dal presidente dell’Autorità portuale – infangare anche il ponte mobile.

Alvaro Ancisi, capogruppo

Carriera da pugile stroncata per un incidente sul lavoro: ottiene un risarcimento da 200mila euro

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a destra Michele Patrick Aramini

 

Carriera da pugile stroncata per un incidente sul lavoro: ottiene un risarcimento da 200mila euro

Ravenna – Era in odore di Olimpiadi, ma le sue speranze erano state stroncate da una bobina di acciaio laminato da 10 tonnellate che lo aveva schiacciato durante il lavoro nello stabilimento ravennate della Marcegaglia. La mancata carriera dell’allora pugile-operaio Michele Patrick Aramini – oggi 35enne – vale almeno 200 mila euro. Lo ha stabilito la corte d’Appello di Bologna (sezione Lavoro) integrando le voci del danno subìto anche con la perdita di chance, così come chiesto dal legale del ragazzo, principe del foro di Ravenna, l’avvocato Enrico Passarelli.

Il gruppo mantovano dell’acciaio – come riportato dalla stampa locale – dovrà pure pagare le spese di giudizio. Tra soldi erogati immediatamente dall’azienda, assegnati dal giudice di primo grado, rendita Inail per un’invalidità permanente calcolata al 37% e interessi, in totale per il pugile-operaio il danno sin qui quantificato è salito a quasi 600 mila euro.

L’incidente era accaduto il 10 gennaio del 2002 quando una pesante matassa di acciaio – coil in gergo – aveva oscillato finendo con lo schiacciare il ragazzo contro una seconda bobina e determinando di colpo l’interruzione di ogni sua attività sportiva tra operazioni chirurgiche dovute a fratture multiple e una lunga riabilitazione. Il giudice del lavoro di Ravenna Roberto Riverso aveva evidenziato responsabilità precise di Marcegaglia, tutelata dall’avvocato Mauro Brighi, circa la mancata formazione dell’operaio e la violazione di specifiche norme. Ma aveva tralasciato l’aspetto della carriera, specifico oggetto dell’appello davanti al collegio bolognese presieduto dal giudice Stefano Brusati.

Alla quantificazione ha contribuito il ritratto dell’allora giovane pugile fatto da Bartolomeo Gordini, storico allenatore della boxe ravennate, il quale aveva certificato che Aramini era stato campione italiano di categoria, che aveva partecipato ai campionati mondiali a Cuba, che era arrivato sesto agli Europei e che era riuscito perfino a battere l’allora campione europeo dei medio-massimi. Caratteristiche le sue per le quali alcuni giornali sportivi lo avevano paragonato all’olimpionico riminese Maurizio Stecca.